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    Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Strategica ad Orientamento Neuroscientifico

    Il corso quadriennale è riservato a medici e psicologi iscritti nei rispettivi albi professionali.

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    Master MA2017/01

    Master Annuale in Psicoterapia Strategica ad Orientamento Neuroscientifico

    Il master è rivolto a medici e psicologi già specializzati in psicoterapia.

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    Master DPN 2017

    Master Annuale in dietetica, psico-nutrizione e tecniche di nutrizione integrata mente-corpo

    Il master è rivolto a ai laureati impegnati nel settore delle Scienze della Salute.

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Metodologia

metodologiaIl modello sistemico-relazionale nella sua ormai pluridecennale attività di intervento ha operato nel sottolineare aspetti tipici della teoria dei sistemi viventi e della cibernetica, giungendo così ad inquadrare la patologia psichica in una dimensione in cui l’individuo, la famiglia e la comunità siano aspetti interdipendenti. Si accoglie l’idea che le famiglie seguano, come tutti i sistemi viventi, principi (non sommatività, equifinalità, tendenza all’omeostasi) che ne definiscono il funzionamento.

Tra questi vi è anche il principio di entropia negativa che sottolineando la capacità di autoriparazione degli esseri viventi oggi più che mai trova fondamento in alcuni principi delle neuroscienze come la neurogenesi, la plasticità cerebrale e l’epigenetica. La prospettiva sistemico-relazionale partendo da queste storiche premesse consente di guardare al nostro organismo e alle sue funzioni psicofisiologiche come ad un insieme di sistemi e sottosistemi in relazione tra loro.

Ne deriva che una modifica di una sola parte del nostro organismo possa cambiare la configurazione complessiva del suo sistema determinando un buon funzionamento dell’organismo stesso o il suo decadimento. Sebbene non sempre abbia sviluppato fino in fondo il suo potenziale, la prospettiva sistemico-relazionale contiene in sé il principio secondo cui la nostra salute richiede una prospettiva olistica dove le relazioni tra le parti determinano il grado di funzionamento dello stesso. Fin dalle sue origini la prospettiva sistemica porta con sé l’assunto che alcuni dei più importanti sistemi in relazione siano proprio la mente ed il corpo (Maturana, Varela, 1985; Rossi, 1984).

Ecco che il modello sistemico-relazionale nella sua stessa definizione è sia un modello in cui l’individuo e la famiglia e le relazioni che le tengono insieme si co-costruiscono sia una prospettiva in cui il nostro organismo è inteso come insieme di relazioni tra sistemi diversi ed integrati tra loro. In questa assunzione di interrelazione tra sistemi, l’integrazione mente-corpo costituisce un fondamento epistemologico e terapeutico da cui non si può prescindere e che trova nuova linfa vitale da quell’insieme di studi ormai conosciuti come neuroscienze.

genomicaPertanto la convergenza tra modello sistemico-relazionale e neuroscienze nasce anche dalla condivisione, a volte implicita, che l’essere umano sia verso l’esterno che verso l’interno in una dinamica interazione con le diverse parti che lo definiscono e ne regolano il funzionamento. La persona, in quanto rivolta all’esterno, è dinamicamente in relazione con il suo contesto di appartenenza (famiglia, e comunità, ecc.) mentre in quanto volta all’interno è il frutto di un insieme di processi psicofisiologici fatti non solo di persone, famiglie e contesti come tradizionalmente si è inteso, ma di sistemi biologici, genetici, cerebrali, in continua comunicazione e relazione tra loro (Rossi, 2002; Siegel, 2001; Cozolino, 2008)

A supporto di una visione in cui si mette al centro della discussione epistemologica e terapeutica il corpo nelle sue diverse accezioni vi è sicuramente la Scuola di Palo Alto, sebbene a volte questo non sia chiaramente nominato in modo esplicito ed indipendentemente dai limiti che si possano riscontrare nell’approccio.

La Pragmatica della comunicazione umana focalizzando l’attenzione sulla dimensione non verbale del comportamento ha di fatto spostato l’accento sul rapporto tra processi comunicativi, relazionali e corporei nel definire lo stato di salute o di malattia delle persone (Cozzolino, 2003; Cozzolino, 2007). Quando si afferma che esiste un processo comunicativo privo di intenzionalità che agisce attraverso i nostri canali non verbali (postura, sguardo, distanza, gesti, ecc..) e che determina effetti sulla nostra vita si orienta chiaramente il dibattito sui rapporti tra consapevolezza e dimensione inconsapevole, comunicazione verbale e non verbale, individuale e relazionale. Le questioni epistemologiche e terapeutiche già avviate in modo tradizionale dal gruppo di Palo Alto e da quella parte del modello sistemico-relazionale indirizzata alla complessità possono trovare una migliore collocazione grazie ad una integrazione con il mondo delle Neuroscienze.

Da questo prezioso incontro nasce una prospettiva più moderna ed integrata (psicoterapia strategica ad orientamento neuroscientifico) che possa giovarsi sia dei consolidati contributi clinici e metodologici del modello sistemico-relazionale sia di una loro rivisitazione che tenga conto della rivoluzione neuroscientifica in atto.

Innumerevoli infatti sono le scoperte e le implicazioni terapeutiche provenienti dal campo delle Neuroscienze. Per citarne alcune: la scoperta dei neuroni specchio (Rizzolatti, Fadiga, Fogassi, Gallese, 1996) gli studi sull’espressione genica attività dipendente del premio Nobel (Kandel), la Genomica Psicosociale e la terapia integrata mente-corpo di Ernest Lawrence Rossi (2002; 2010), la Neurobiologia Relazionale di Daniel Siegel (2002) e Louis Cozolino (2008) gli studi di Damasio (1994;2000).

Disporre di strumenti che consentano un impiego di queste conoscenze all’interno del modello sistemico-relazionale ad indirizzo strategico risulta di fondamentale importanza per la formazione di nuovi psicoterapeuti. Proprio Kandel sottolinea la necessità di migliorare il training in psichiatria (e in psicoterapia) integrandolo con competenze neuroscientifiche, nonché la rilevanza della biologia per una piena comprensione dei processi mentali.

speakingPer un proficuo ed innovativo rapporto tra neuroscienze e psicoterapia le meravigliose parole di Kandel (2007) scandiscono lo scenario di cura che si sta delineando nella nostra professione e da cui non siamo riusciti a prescindere quando abbiamo deciso di far nascere il nostro istituto di specializzazione in psicoterapia: “I progressi compiuti lungo queste linee di ricerca avranno probabilmente l’effetto di favorire nuovi approcci terapeutici, migliori psicoterapie, e migliori strumenti per decidere quali terapie siano efficaci per un certo tipo di paziente …prevedevo che gli effetti della psicoterapia sarebbero stati spiegati empiricamente fino a livello dei singoli neuroni e sinapsi… In considerazione delle molteplici forme di psicoterapia attualmente in uso, potremmo discriminarli sulla base delle modificazioni che inducono nel cervello. E’ possibile che tutte le forme efficaci di psicoterapia agiscano attraverso meccanismi anatomici comuni, o in alternativa che dipendano da processi distinti. Le psicoterapie efficaci potrebbero avere anche effetti collaterali, al pari dei farmaci. Le ricerche empiriche sulle psicoterapie potrebbero contribuire a massimizzare la sicurezza e l’efficacia di queste importanti forme di trattamento, in modo simile a quanto è avvenuto per i farmaci… nonché di orientare i pazienti verso le terapie più adatte… Infine ,la biologia può contribuire a perfezionare il duplice contributo della psichiatria e della psicoterapia all’odierna medicina: lo sviluppo di trattamenti farmacologici efficaci basati sulle neuroscienze e la capacità di ascoltare più pazienti e imparare da essi. Avremo bisogno di combinare queste due modalità di trattamento in modi obbiettivi e d efficaci. L’obbiettivo per il prossimo decennio sarà…scoprire in che modo i farmaci e la psicoterapia possono integrarsi a vicenda nel trattamento delle malattie mentali. Anzi la qualità delle Università sarà giudicata in base alla loro capacità di favorire questo dialogo.

Il modello sistemico relazionale ad indirizzo strategico adottato dalla nostra scuola si integra con le nuove scoperte neuroscientifiche sia per una rilettura dei principi di fondo del modello stesso sia per potenziare in modo ancora più efficace la pratica clinica degli allievi stessi. In uno scenario di cura che sta profondamente cambiando i futuri psicoterapeuti inevitabilmente dovranno confrontarsi con il lavorare per obiettivi, l’esigenza crescente di terapie di breve durata e di far fronte a disturbi psicofisiologici come disturbi d’ansia, attacchi di panico, disturbo post traumatico da stress ecc.

Queste ed altre sfide richiedono una formazione più moderna e al passo con i cambiamenti in atto nella teoria e nella tecnica di intervento clinico. Facilitando l’incontro tra le nuove domande di cura lanciate dalla società e nuove risposte terapeutiche ben fondate su prassi cliniche consolidate ma orientate alle neuroscienze si potrebbe anche facilitare un migliore inserimento nel mondo del lavoro di quei giovani terapeuti, ormai numerosi che sempre meno riescono a soddisfare le complesse richieste di cura presenti nella società odierna.

vitruvianoEcco come Kandel attraverso cinque principi delinea i fondamenti delle psicoterapie e delle neuroscienze:

  1. Ogni processo mentale è anche un processo neurale;
  2. Le connessioni neurali sono determinate dai geni e dai loro prodotti proteici;
  3. Le esperienze modificano l’espressione genica;
  4. L’apprendimento modifica le connessioni neurali;
  5. La psicoterapia modifica l’espressione genica

Un altro tradizionale contributo dell’approccio sistemico relazionale ad indirizzo strategico che ben si coniuga con la prospettiva di integrazione con le Neuroscienze del nostro Istituto è sicuramente la pratica clinica di Milton Erickson. Come psichiatra-psicoterapeuta, infatti, ha sempre sottolineato la necessità di una integrazione tra mente e corpo ed utilizzato questo assunto come misura del suo lavoro clinico, tanto da renderlo straordinario non solo nel campo della psicoterapia ma anche della riabilitazione mente-corpo.

Nel nostro Istituto, l’integrazione del modello sistemico relazionale ad indirizzo strategico con il contributo delle Neuroscienze avviene a due livelli. Il primo è quello dell’acquisizione, utilizzazione e gestione clinica di quelle straordinarie scoperte neuroscientifiche che negli ultimi 20 anni si sono avute e che già da sole forse richiederebbero un aggiornamento ed una riformulazione del modo di formare gli psicoterapeuti di questo e di altri approcci. Il secondo è quello che passa attraverso il lavoro scientifico e clinico di Ernest Lawrence Rossi in più di 40 anni di attività riconosciuta internazionalmente come dimostrato dai diversi premi ricevuti dall’American Psychological Association per l’inestimabile contributo che ha saputo fornire all’evoluzione della psicoterapia del suo paese e nel mondo.

A questo livello, l’integrazione tra modello sistemico relazionale ad indirizzo strategico con il contributo delle Neuroscienze non avviene in modo indiretto come per il precedente livello ma si inquadra in una vera e propria ottica di continuità e di implementazione del lavoro di Rossi in quello che potremmo dire essere il suo Istituto, visto che ne è docente e Presidente Onorario.

L’ulteriore sostegno all’incontro tra il modello sistemico relazionale ad indirizzo strategico e le Neuroscienze prende origine anche dal fatto che la Direzione stessa dell’Istituto è affidata a docenti (Mauro Cozzolino e Celia Giovanna) che si sono formati direttamente dal prof. Rossi negli Usa. Gli stessi fanno parte di un gruppo internazionale di ricerca clinica denominato psychosocial genomic research team che li ha visti pubblicare diverse articoli di rilevanza internazionale sull’integrazione tra modello strategico e neuroscienze e sullo sviluppo di protocolli clinici fondati su questa integrazione.

Nel corso della sua storia professionale, Rossi attraverso le collaborazioni con Milton Erickson e Gregory Bateson ha saputo prima diventare un maestro del modello strategico di stampo ericksoniano e poi sviluppare una pratica clinica che si giovasse del contributo della psico-biologia e delle neuroscienze. Il contributo scientifico e clinico di Rossi all’incontro tra modello sistemico-relazionale ad indirizzo strategico e neuroscienze ha consentito di raggiungere un’ottimale integrazione in quella che lui stesso ha definito “Genomica psicosociale” (Rossi, 2002).

L’elaborazione di Rossi ha definito una chiara e precisa teoria della tecnica che prende forma nelle metodologie del Processo Terapeutico creativo a quattro stadi (The 4-Stage Creative Process) e del Protocol for the Creative Psychosocial Genomic Healing Experience (Rossi, 1984, Rossi, 2002, Rossi, Cozzolino et al. 2010).

In questo campo di studi e sulle tecniche cliniche sviluppate da queste ricerche, Rossi ha scritto più di 250 pubblicazioni tradotte in una ventina di lingue che lo hanno visto tenere lezioni magistrali in tutti e cinque i continenti e ricevere premi alla carriera. Per sintesi si allegano soltanto alcuni dei contributi che possono brevemente dare l’idea della significativa ed consolidata applicazione delle nozioni neuroscientifiche nel modello sistemico-relazionale strategico e nella definizione della relativa teoria della tecnica.

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L'uso del sogno nella psicoterapia strategica integrata

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